Danilo&Patrizia: un paradiso sulla tangenziale bolognese.

Avete presente quei viaggi che, per quante ne vanno storte, sembrano sfigati e fuori da ogni grazia? Ecco, il mio ultimo viaggio è partito proprio così: sotto una stella stronza.

Destinazione: Bologna.

Motivo: concerto Iron Maiden, 2 giugno 2014.

Sfighe: aereo soppresso, mezzi pubblici in sciopero, tessera magnetica dell’hotel smagnetizzata, hotel a Bologna allagato… ne volete altre? Ok, vi accontento: trolley rotto poco dopo l’imbarco.  Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, c’è sempre un lato positivo, e in questo caso la sfiga ha giocato dalla mia parte. Ma andiamo con ordine.

Tre giorni prima della partenza ci contattano dall’hotel che avevamo prenotato a Bologna, vicino all’Arena Joe Strummer, location del concerto degli Iron Maiden. Il problema? Allagamento dell’hotel. Ci propongono quindi una soluzione alternativa, che noi accettiamo all’istante: il Savoia Country House, sempre vicino all’Arena.  Quello che poteva crearci un disagio si è trasformato, invece, in una grande fortuna. L’hotel, infatti, è particolarmente carino e curato, una piccola oasi verde vicino all’autostrada, costruito sui resti di un borgo colonico del ‘700, di cui mantiene il fascino e la rusticità.

Savoia Country House

Savoia Country House

Il Savoia Country House sorge a pochi metri dal Savoia Hotel Regency, un 4 stelle (sup.) dall’aspetto imponente ed elegante.

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Savoia Hotel Regency

Prosecco a bordo piscina, Savoia Hotel Regency

Prosecco a bordo piscina, Savoia Hotel Regency

Grazie a questo inconveniente abbiamo scoperto una piccola perla gastronomica, situata di fronte all’hotel Contry House: la locanda tipica bolognese “Danilo&Patrizia”.

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Il ristorante “Danilo&Patrizia”

Dopo un aperitivo a bordo piscina, rigorosamente prosecco, abbiamo pranzato da Danilo&Patrizia, ed è stato subito amore: il locale non troppo grande e ben curato, con una veranda esterna che si affaccia su un verde talmente fitto che ci si dimentica in fretta di essere accanto all’autostrada, i proprietari ottimi “padroni di casa”, attenti e premurosi, la pasta fresca deliziosa e il lambrusco schietto e sincero.

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Sala interna del ristorante “Danilo&Patrizia”

Danilo, uno dei titolari, ci consiglia di assaggiare alcuni tipi di pasta fresca della casa e noi ci fidiamo ciecamente. Prima della pasta, però, un antipastino leggero e sfizioso: insalata di farro, manzo con aceto balsamico e crema di salmone.

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Antipasto

Come promesso, Danilo ci porta un tris di pasta fresca: pappardelle ai funghi porcini, tortelli rossi al tartufo, ripieni di bufala e squacquerone e tortellini in brodo saltati in padella con una spolverata di tartufo. Una scelta perfetta, anche perché ho sempre mangiato i tortellini e le pappardelle comprate al supermercato, e vi assicuro che il risultato finale è decisamente diverso!

Assaggio di primi, pasta fresca

Assaggio di primi, pasta fresca

Sempre su consiglio di Danilo abbiamo accompagnato il pranzo con un Lambrusco Ariola “Calicella”: colore rosso con i riflessi violacei, fruttato e frizzante al punto giusto, perfetto per accompagnare primi piatti saporiti e complessi.

Lambrusco Ariola, Calicella

Dopo un primo così abbondante abbiamo deciso di passare direttamente al dolce e questa volta il consiglio arriva da Patrizia: una torta di riso e un saccottino di pere e cioccolato. La torta di riso era soffice e gustosa,  il fagottino di pere e cioccolato sfizioso, delicato e decisamente equilibrato nei sapori. Il fagotto croccante al cioccolato amaro si sposa perfettamente con il ripieno di pere, morbido e dolce.

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Torta di riso

Saccottino di pere e cioccolato

Fagottino di pere e cioccolato

Alla richiesta di un passito da abbinare ai dolci Danilo ci stupisce con una bottiglia che lui stesso definisce “introvabile”: Domus Aurea, dell’azienda Ferrucci. Dorato con sfumature ambrate, complesso e persistente, con sentori di uva sultanina, miele e albicocca, leggermente agrumato: non ho resistito e ho fatto il bis!

Passito Domus Aurea, Ferrucci

Passito Domus Aurea, Ferrucci

Come terminare un pranzo così ricco, se non con un nocino? Lo ammetto (ma forse l’avete già capito) ho un debole per questo liquore denso, caldo, dal colore bruno e dai sentori di noce intensi. Ne farei scorta.

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Nocino delle streghe

E alla fine ce l’ho fatta, ho “rapito” Danilo per qualche minuto e sono riuscita a strappargli una foto!

Io e Danilo

Io e Danilo

Se passate in zona Arena Joe Strummer  vi consiglio vivamente il ristorante “Danilo&Patrizia“: io non vedo l’ora di tornarci!

Contatti:

Ristorante “Danilo&Patrizia”, via del Pilastro 1, all’interno del giardino dell’Hotel Savoia.

Tel: 051 6332534 – 349 6207896

Email: lillopatrizia@gmail.com

Sito: http://www.ristorantedaniloepatrizia.com/

Come arrivare: uscita 9 Tangenziale di Bologna – San Donato.

 

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Insalata di farro: un piatto fresco e leggero.

Finalmente è arrivata l’estate e anche la nostra cucina cambia e si adegua alle temperature più alte. Un piatto che non avevo mai provato ma che, oltre ad essere “fresco” è anche veloce, è l’insalata di farro. L’ho preparata, in meno di 30 minuti, ieri pomeriggio, l’ho messa in frigo e l’ho mangiata oggi a pranzo durante una scampagnata sul Monte Limbara (che non è stata  una semplice scampagnata ma un Laboratorio di Scrittura Creativa).
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Ingredienti:

– Farro
– Pomodorini
– Mozzarella
– Basilico
– Olive
– Olio extravergine d’oliva
– Sale

Procedimento:

Fate bollire in abbondante acqua salata il farro, per circa 18 minuti. Se il farro è “perlato”, cioè senza la buccia, basteranno anche 10 minuti. Trovate il farro in qualsiasi supermercato, accanto al riso.
Quando è cotto (levatelo dal fuoco “al dente”) scolatelo e poi lasciatelo raffreddare sotto l’acqua fredda, per bloccare la cottura. Lasciate sgocciolare per 10 minuti.
Nel frattempo preparate il condimento:
tagliate i pomodorini (in quattro), la mozzarella (a cubetti), le olive (a rondelle) e il basilico. Condite tutto con olio extravergine d’oliva e sale in un contenitore capiente. Unite il farro e mescolate bene. Mettete il tutto in frigo e lasciate riposare per almeno un paio d’ore.
La vostra insalata di farro è pronta!

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Emilia Romagna: vi svelo perché amo la terra del lambrusco.

Sono passati quattro anni dalla mia prima volta a Parma, e da quella volta non ho più smesso di andarci. Quando ho necessità di ricaricare le batterie, questa è la mia meta preferita. Perché? Prima di tutto perché in quella meravigliosa terra ho delle amiche e degli amici fantastici, che per qualche giorno “fungono” da vero e proprio anti-stress: le risate, le lunghe passeggiate al Parco Ducale e nel lungo Parma, le confidenze e  il loro sostegno sempre e comunque, valgono più di ogni altro diversivo. Se questo non bastasse, aggiungo le bellezze artistiche della città: la cattedrale di Santa Maria Assunta, in stile romanico, il Battistero, la Camera di San Paolo affrescata dal Correggio e, dulcis in fundo, il Teatro Farnese.

Il Battistero

Il Battistero

Teatro Farnese

Teatro Farnese

Ricapitolando: amicizia, arte e cultura. Manca qualcosa? Sì, una delle caratteristiche principali dell’intera regione: l’enogastronomia. Perché è vero che la mia regione, la Sardegna, è molto fortunata da questo punto di vista, però ogni volta mi stupisco di fronte ai salumi emiliani e ai loro primi piatti: imbattibili.

Nella tradizione parmigiana troviamo in pole position la Torta fritta, che si mangia con i salumi tipici della zona: il prosciutto crudo di Parma, il cotto, il culatello di Zibello e il salame di Felino. Come si mangia la torta fritta? Semplice: bisogna imbottire il triangolo fritto con i salumi. Dimenticatevi, quindi il pane, non ne avrete bisogno.

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Torta fritta e salumi

Per quanto riguarda i primi piatti, generalmente mangio sempre i tortelli. I più quotati a Parma sono: tortelli d’erbetta, di carciofi e di zucca, conditi semplicemente con burro e parmigiano. Io non amo particolarmente i tortelli di zucca, hanno un sapore troppo dolce per i miei gusti, ma gli altri li adoro!

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Tortelli di erbetta, carciofi e zucca.

Quando arrivo a questo punto del pranzo il mio pensiero è: ok, Luana, fermati. E invece no, mica si può rinunciare al dolce! Quindi uno spazietto per la Sbisolona, una torta friabile, che si sbriciola (da questa caratteristica deriva, appunto, il nome), si trova sempre!

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Torta Sbrisolona

Naturalmente durante il pranzo non abbiamo bevuto solo acqua, in questi casi la bottiglia di Lambrusco è d’obbligo! Prima di tutto perché è un abbinamento tipico e territoriale, e poi perché le bollicine discrete del Lambrusco si sposano felicemente con i cibi grassi e oleosi come i salumi e i tortelli.

E voi, siete mai stati in Emilia Romagna? Qual è la vostra città preferita? E soprattutto, dove e cosa mangiate quando ci andate? A voi la parola!

Un pranzo al ristorante Liberty a Sassari

Sabato 26 Aprile sono andata a pranzo al ristorante Liberty, a Sassari. Ho sempre amato questo ristorante per svariati motivi: la cucina raffinata e ricercata, la cura e l’eleganza della sala e l’amicizia che mi lega allo chef Giacomo Pulino, l’anima di questo locale.

In questo articolo vi racconterò, pasto dopo pasto, tutti i piatti che ho gustato, a partire dagli antipasti sino al dolce, il top del pranzo.

Per iniziare, un entrée: insalatina di ceci e orzo con tocchetti di gamberi.

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Il secondo piatto degli antipasti era composto da:  bocconi, cozze gratinate e polpo alla brace su crema di patate.

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Ancora tra gli antipasti abbiamo le polpettine di calamaro, lo spiedino di orata con guanciale e una sardina in carrozza con dolcesardo e menta.

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Abbiamo chiuso gli antipasti con qualche ostrica, molto saporita.

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Sono rimasta particolarmente colpita dalla sardina in carrozza abbinata al dolcesardo, un formaggio a pasta molle bianca tipico della nostra terra: il sapore delicato e dolce del formaggio ha “alleggerito” la sapidità della sardina, che io non amo molto. In questo modo, invece, sono riuscita a divorarla in due minuti!

Per quanto riguarda i primi ho ordinato una carbonara di mare al caffè: originale e gustosa. La porzione che vedete nella foto è “una in due”, quindi una mezza porzione che però è decisamente abbondante. Figuriamoci una porzione intera!

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Per secondo lo chef ci ha preparato un cappone “all’acqua pazza” con patate e pomodorini. Acqua pazza è un metodo di cottura del pesce che in origine prevedeva l’utilizzo dell’acqua di mare, probabilmente perché, a fine ottocento, il costo del dazio sul sale era molto alto. Oggi, naturalmente, non si utilizza più l’acqua di mare, ma il nome particolare viene sempre utilizzato.

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Ed eccoci al dessert: tortino di pistacchio su crema al mojito. Il cuore del tortino era morbido e caldo, l’esterno croccante, la crema al mojito fresca: il contrasto tra il caldo e freddo, morbido e croccante, unito all’aroma del pistacchio e del mojito ha fatto impazzire le mie papille gustative! Se dovessi dare un voto sarebbe sicuramente un 10 e lode.

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Il vino che ho scelto per accompagnare il pranzo è un Sauvignon Kellerei Kaltern, della Cantina di Caldaro, Alto Adige.

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Costo del pranzo? € 45,00 a testa, caffè e digestivi e aperitivo compresi: rapporto qualità-prezzo decisamente equilibrato.

Complimenti allo chef Giacomo Pulino, che riesce sempre a trasformare un pranzo in un evento speciale.

Nuova ricetta con i prodotti “Venatura”: stufato al pepe verde con confettura di cipolle.

Quando ho assaggiato per la prima volta la confettura di cipolle dell’azienda Venatura, ho pensato subito ai possibili abbinamenti. Giusi, la proprietaria dell’azienda, mi ha rivelato che la utilizza spesso con la carne bollita, io, invece, ho pensato allo stufato. Però, come contrastare il dolce della confettura? Allora mi è venuta l’idea di provare con le spezie: ecco come nasce lo stufato al pepe verde e confettura di cipolle.

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INGREDIENTI:

1 vasetto di confettura di cipolle “Venatura”

1 carota

1 sedano

1 cipolla

700 gr. di vitello a cubetti

farina

olio extravergine d’oliva

pepe verde (in grani)

pepe nero (in polvere)

brodo di carne

PROCEDIMENTO:

Lavate e tagliate a cubetti la cipolla, il sedano, la carota e fate soffriggere per alcuni minuti in abbondante olio extravergine d’oliva.

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Mettete i pezzi di carne dentro un contenitore capiente e infarinateli

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Unite la carne al soffritto, mescolate bene e aggiungete il pepe verde (a grani) e il pepe nero. Salate e sfumate con un mestolo di brodo

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Lasciate rosolare per almeno 10 minuti e poi sfumate con un bicchiere di vino rosso. Dopodiché aggiungete un altro mestolo di brodo e tappate la padella. Controllate spesso la cottura e aggiungete spesso del brodo, per evitare che la carne si asciughi troppo. Procedete così per almeno un’ora e mezzo, a fuoco basso. Quando la carne sarà pronta, se ci dovesse essere ancora troppo brodo, aumentate la fiamma e continuate a mescolare.

A questo punto avete due possibilità:

– unire alla carne una buona dose (almeno tre cucchiai) di confettura di cipolla, mescolare e lasciare riposare per qualche minuto nella padella (chiusa);

– servire la confettura sul piatto, accanto alla carne.

La confettura, naturalmente, ha una forte dolcezza che non tutti potrebbero gradire. Io ho unito tre cucchiai di confettura alla carne perché il suo sapore mi piace molto ma ne ho aggiunto anche sul mio piatto, accanto alla carne!

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Per informazioni sui prodotti Venatura visitate il sito http://www.venatura.it

Nella sezione RICETTE di questo blog troverete la ricetta della torta al cioccolato, ripiena di marmellata di arance con noci Venatura.

Per una colazione leggera ma gustosa: torta di carote

Per la colazione di domani ho pensato di preparare una torta di carote: leggera ma ottima per iniziare la giornata con gusto ed energia!

Il procedimento è molto semplice, l’unica cosa un po’ “fastidiosa” è dover grattugiare le carote, ma se avete un mixer allora è un gioco da ragazzi.

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INGREDIENTI:

3 uova

300 gr. di zucchero

300gr. di farina

400 gr. di carote

1 bustina di lievito

1 mezzo bicchiere di olio di semi

COTTURA: 50 minuti a 180° e poi 20 minuti a 160°

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PROCEDIMENTO:

Lavate, sbucciate e grattugiate le carote oppure sminuzzatele con un mixer. Dopodiché mettetele in un colino e strizzatele, in modo da levare l’acqua in eccesso (non dimenticate questo passaggio altrimenti la torta potrebbe rimanere cruda).

Sbattete le uova con lo zucchero, versate l’olio di semi e mescolate bene; se le avete, aiutatevi con delle fruste elettriche.

Unite la farina al lievito e versatele lentamente nel composto di uova, zucchero e olio, mescolando con cura.

Imburrate una teglia e versate il tutto.

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Infornate la teglia nel forno ben caldo e lasciate cuocere per circa 50 minuti a 180°. ATTENZIONE: la cottura della torta di carote è un po’ più complessa, in confronto alle altre. Le carote, infatti, inumidiscono parecchio il composto, quindi vi consiglio di controllare spesso la torta e se trascorsi i 50 minuti vi rendete conto che si sta colorando troppo in superficie copritela con della carta stagnola, così non si brucerà ma continuerà a cuocere all’interno. Mi raccomando, controllate la cottura con uno stecchino: inseritelo al centro della torta e se è umido allora la torta è ancora cruda!

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Buona colazione!